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      E ora quì mi verrebbe, anzi, viene sul taglio, la descrizione della portinarìa, perchè già bella e pronta la trovo, a pàgina centoventi del libro del nostro amico. Oh il gran male copiare! Non ha copiato anche lui?
      Dùnque:
     
      IL LOTTO
     
      È la portinarìa clàssica. Ampia, bassa, non ricevendo luce che da una finestra, chiusa, incartata e per metà nel soppalco (e luce anche scarsa), dal pavimento che invischia, non la contiene due mòbili in parentela fra loro, sebbene più d'uno, venuto fuori da due. In fondo, un lettone, di que' catafalchi terrìbili, che non si pìglian che a corsa, interrogàndone prima con un po' di fio-fis il disotto, coperto di un pannolano a scacchi bianchi ed azzurri, e protetto da una spalliera di roba, passata per l'aquasanta.
      Questa portinarìa può dirsi la pattumiera di casa. Sulle pareti, quadri d'ogni generazione, o senza il vetro o con il vetro rotto... e un àlbero genealògico e stampe dai magazins pittoresques e figurini di mode dell'època di Beauharnais e una raccolta di taccuìni fuor d'uso incominciando dal 4; sui tàvoli, sui canterani, vasi di fiori di pezza, polverosi, sbiaviti pìccole stàtue alabastrine, monche pere, mele e Gesù-bimbi di cera tomi senza il compagno porcellane e terraglie a crepi guanti dismessi piombo appallato di Dio sa quante boètte e scàtole e scatolini di tutti gli sposalizi della contrada con entro ancor la treggèa. In un camerino senz'uscio, appesa folla di vesti, avanzi di ùltimi spogli.
      E il tutto, si sottintende, sliso, sudicio come le sue vecchie padrone.


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Vita di Alberto Pisani
di Carlo Dossi
pagine 177

   





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