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      .. il caffettiere lasciò cadere sul piatto le caramelle... tre, quattro, cìnque... ad ogni tac, i fanciulli si sogguardàvano e sorridèvano.
      Ma, per due soldi, i sorrisi non potèano èssere molti.
      Mi venne un'idea.
      Avvertito con una tossetta il monsù e mèssomi a traverso la bocca l'ìndice, mi diedi, dietro dei bimbi, a far segni; cioè, ad accennare il baràttolo, indi, a rovesciare la mano verso la coppa della bilancia.
      Bah! Il caffettiere era proprio grosso di scorza. Salvo il cenno del zitto, non mi comprese 'na gotta. Anzi; egli ebbe il coraggio sottolìneo coraggio di ripigliarsi una caramella avvantaggina e riporla. Tre guardi mortificati la seguitàrono e tre sospiri.
      Così, fu il cartoccino aggruppato, e consegnato all'ometto.
      Questi mollò allora il due-soldi. Stèttero tutti e tre, un momento, a vederlo sparire nel fesso del banco; poi, con un balzo di gioja, scappàrono via.
     
      Chiel, che voleva? mi dimandò il caffettiere.
      Volevo, che loro vuotaste il baràttolo risposi istizzito pagavo io
      Ei si rimase un po' gnocco.
      Contagg! disse bisognava parlare
      Foss'egli stato una donna!
     
      E, queste, fùrono, a lui che leggeva, note di un'armonìa allarga-stòmaco-e-cuore; o il ventre, che ci aveva interesse, gliele fece sembrare.
      Alberto sentìvasi fame. Ma ricordava la sua risposta a Paolino... E dùnque? restò irresoluto; fe' per pigliare il cappello e andar da un trattore, ma, vìntosi poi, sforzò quella sbarra di arlìe che si opponeva egli stesso, e aprì dolcemente la porta della sala da pranzo.
      In cui, Paolino non era, ma la tovaglia sì; e, su di essa, la piatterìa, gli argenti, i cristalli, con l'àqua bianca e la rossa, ed i princìpi e la fine; mentre, una lucerna sul mezzo, lasciando in ombra la stanza, piovea sopra la tàvola il più appetitoso raccoglimento.


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Vita di Alberto Pisani
di Carlo Dossi
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