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      Ivi Alberto siede'. Èragli sotto uno spiano, in cui due doppie file di làmpade a gas segnàvano i bordi a due strade, che, dipartìtesi ad una barriera e fatto in salita un mezzo-ovale ciascuna, andàvano a riunirsi innanzi a un lungo edificio, bianco, dalle tettoje di ferro e di vetro, dal quale sorgeva, con un chiaror nebuloso, un immenso bàttito, un ronzìo, un contìnuo sìbilo. E tosto, Alberto fu còlto da un desiderio smanioso di salire un vagone e di còrrere còrrere, finchè ci fosse una via.
      Ma la volta del cielo, calma e serena, il quietò. Due stelle si smoccolàrono e spàrvero; due vèrgini èran spirate! E quante altre, Dio sa! in quell'ammasso di case dietro di lui, a soffocare d'amore.
      In questa voci briàche, chiocchi di frusta, ed un rumore di ruote. Passava una carrozzata di gente; forse, al pari di Alberto, infelice, ma allegra. E perchè non felice? ci ha, di parerne, un sol modo?... Tutti èran felici... tutti all'infuori di lui.
      Quasi a risposta, udissi un grido straziante, e un fragore. Uscìa dalla stazione un treno, lasciando dietro di sè una striscia di fuoco.
      Alberto aggricciò. No, non era egli solo, infelice. Ce n'erano altri, e ben più. Inquantochè, quel convoglio trasportava già forse una sposa novella, freschìssima, col marchese Andalò suo padrone; orrìbile accoppiamento di un vivo a un cadàvere; supplizio degno della fantasìa di un Cajo. Sempre la medèsima storia! il ricco plebeo e il nobilaccio spiantato; questi, che con i lenti e faticati guadagni della operosità altrui, raddoppia i più arrossèvoli dèbiti; quello, che, per volerlo azzurrare, avvelena il suo sàngue.


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Vita di Alberto Pisani
di Carlo Dossi
pagine 177

   





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