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      Ci fermeremo qui probabilmente fino dopo domani per aspettare l'arrivo di Menotti Garibaldi; onde partire unitamente a un'altra legione di volontari per l'Epiro. Potremo essere in tutti circa tremila. Ricciotti Garibaldi ci ha fatta formale promessa di mandarci in prima linea, volendo il governo greco procurarci questo onore.
      Figlio di un garibaldino - figlio di un soldato della libertà e dell'indipendenza d'Italia - ho creduto di fare semplicemente il mio dovere di accorrere ad arruolarmi per una nazione che combatte per gli stessi ideali per cui ha combattuto mio padre. Non dirmi che ho fatto male, perchè tu pure studente e figlio prediletto - abbandonasti studi e famiglia per una causa consimile.
      Se io morrò credo fermamente che tu saprai sopportare dignitosamente il dolore che ti potrò arrecare. A mamma dille che non è poi certo che io debba morire - e che se anche ciò fosse, si consoli pensando che sarò morto bene. Papà - sono Garibaldino! - Mentre ti scrivo vesto la leggendaria camicia rossa - se io morrò con questa camicia ne dovrete essere orgogliosi! - Se ritornerò che orgoglio per voi e per me! Saluta tutti i fratelli e sorelle - che in questa lettera voglio nominarli tutti - pensando che forse sarà l'ultima
      .
      E fu l'ultima davvero! Ma quale soddisfazione - quale orgoglio per il padre suo - per la sua famiglia! E quale gaudio per noi vecchi nel vedere come i nostri figli sanno far loro i nostri ideali.
      O giovani d'Italia che portate in cuore sentimenti così elevati, siate benedetti!


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Ricordi di un garibaldino dal 1847-48 al 1900
di Augusto Elia
Tipogr. del Genio Civile
1904 pagine 508

   





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