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      Per dare a Dio una libertą infinita, non lo si č forse assolto da ogni obbligo, emancipato da ogni legge? Non vi č dunque contraddizione alcuna se rifiutiamo agli altri ciņ che dimandiamo per noi. Al contrario, la contraddizione si palesa quando la libertą si vuole limitata dalla libertą; allora si afferma una nozione per negarla; allora una stessa causa, la libertą, ci fa liberi e servi; uno stesso principio ci fa attivi e inattivi, inviolabili e violabili. L'ingiustizia non č contraddittoria; il delinquente fruisce logicamente della sua libertą; č la giustizia che si contraddice, č il savio che manca a sč stesso, che crede alla libertą e la limita, che libero si sottomette al dovere; č re, e diventa suddito; no, se il potere naturalmente regio della libertą viene riconosciuto, il dovere non ha pił la sua ragione d'essere, la giustizia č impossibile.
      Kant sentiva che da sč la libertą non poteva limitarsi, e pensņ di limitarla col rispetto che incute: da esso vedeva costituita in noi la dignitą del nostro volere, fuori di noi, l'inviolabilitą dei nostri simili; in noi il diritto di esser fine a noi stessi, fuori di noi la necessitą di lasciare che ognuno sia fine a sč stesso, non mezzo, non istromento, non vittima della nostra volontą. Ma l'espediente di Kant torna inutile. Il rispetto che impone la libertą si riduce ad un sentimento; e se obbliga, se costituisce il principio del dovere, al certo non č la libertą, ma il sentimento che impone l'obbligazione morale. Quindi si ricade nella contraddizione del sentimento.


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Filosofia della rivoluzione
di Giuseppe Ferrari
1851 pagine 693

   





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