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      Però il conflitto non cade mai sul diritto propriamente detto, ma sulle idee, sul sistema sociale; Dio voleva realmente il sacrifizio d'Isacco? Vuole Iddio che il cattolico cresca nell'ignoranza i suoi figli? È necessario condannare al fuoco gli eretici? Queste sono questioni di fatto: il diritto rimane sempre lo stesso presso tutti i popoli: lascia sempre loro il diritto di difendersi, di salvarsi. S'io sono assalito da un fanciullo, ho il diritto di castigarlo; se da un uomo avrò forse il diritto di ucciderlo: la mia difesa è un diritto che senza mutarsi si attua solo nella proporzione dei mezzi necessari per proteggermi. La mia mano basta? o abbisogna la spada? È questione di mero fatto. Così ogni rivoluzione non diviene questione di giustizia se non perchè la verità medesima è messa in dubbio, contrastata da due tesi opposte: l'incertezza del diritto non è nel diritto, ma nella lotta di due sistemi meccanici, i quali, sotto forme opposte, esprimono l'interesse generale.
      Nella seconda classe dei casi dubbi abbiamo posti i casi di coscienza: il duello è uno dei punti incerti della casuistica de' filosofi. È lecito il duello? Il dubbio non può essere sciolto se non dal principio dell'utilità naturale e generale. Da una parte il duello sembra utile per proteggere la dignità personale, per costringere ogni uomo a pesare le sue parole, le sue azioni: d'altra parte, sembra che riponga la moralità in un atto esterno, che l'abbandoni al caso, che favorisca l'audace, che tenda a sanzionare l'omicidio.


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Filosofia della rivoluzione
di Giuseppe Ferrari
1851 pagine 693

   





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