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      Così Locke accusa gli assiomi di essere frivoli; e l'accusa è giusta, se si considerano isolatamente, se ci ricordiamo che essi riassumono la logica, e che soli regnando sulla natura, ci spingono alla contraddizione universale. Il perchè Locke dice alla sua maniera, che gli assiomi devono essere dominati, mette l'identità al servizio della diversità; senza l'identità, sono sue parole, tutto sarebbe uno, per l'identità le cose conservano la loro diversità. Stabiliva quindi il dominio della rivelazione naturale sugli assiomi, quindi lo stabiliva sulla logica; se non fissava la tesi, l'indicava, ed era molto.
      6.° Locke, sottoponendosi alla rivelazione, identifica l'essere e il parere nella sensazione; la sua sensazione non è più un'immagine delle cose, non è neppure la sensazione metafisica di Kant, differente e non affermata; è una vera intuizione diretta e immediata delle cose, intuizione che deve precludere l'adito ad ogni ricerca ulteriore sull'esistenza del mondo. Quindi rifiuta di rispondere a chi gli domanda di distinguere logicamente il sogno dalla veglia, la ricordanza del fuoco dal fuoco ardente; egli invia l'interrogante all'ospitale dei pazzi. Il fatto deve regnare solo, assoluto.
      7.° Da ultimo, Locke ha paura dei mostri, vuol fuggirli, evitarli; i mostri scompigliano la natura, turbano la ragione. Chiama mostri le transizioni da un genere all'altro, gli esseri intermediari, i fenomeni che mettono in difetto prima le classificazioni, poi il ragionamento. Colle transizioni Leibniz torceva la logica contro i fatti, dava il pensiero all'uomo che s'addormenta, poi all'uomo che dorme, poi all'essere inanimato: colle transizioni trovava il pensiero nel fiore, poi nella essenza d'ogni essere, uno per natura; colle transizioni costituiva il continuo di monadi indivisibili, coordinava il mondo in Dio, e scriveva la teodicea.


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Filosofia della rivoluzione
di Giuseppe Ferrari
1851 pagine 693

   





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