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      Qui il proprietario astratto di Quesnay č detronizzato: Quesnay aveva stabilito che si deve lasciar libero il commercio; Smith trae la libertā alle sue ultime conseguenze. Quesnay aveva dimostro che il commerciante non ha patria, č cosmopolita; Smith č cosmopolita, non riconosce alcun monopolio nazionale nč internazionale, sopprime le colonie; Quesnay aveva fatto l'interesse unico giudice, la natura libera unica guida del moto industriale e commerciale; Smith generalizza il dettato in modo, che il mondo cade in balia dell'artefice, del commerciante, del lavorante, e il proprietario stesso rimane degradato e ridotto allo stato di ostacolo, di parassita. Ma la ragione vuole che il moto tocchi al riparto: il lavorante di Smith č un essere astratto, come il proprietario di Quesnay; la libera concorrenza del lavoro č equivoca, teorica come la libera concorrenza dello scambio. Credete che il lavoro sia creatore? credete che il lavoro debba essere libero? credete alla potenza suprema della rivalitā? all'intenzione ultima della natura, la quale, dando libera cariera all'istinto, giunge al meglio in ogni lavoro fisico, intellettuale e morale? Pensate che la libertā animi il lavoro, che confidi ogni funzione all'istinto che la cerca, le invenzioni a chi sa utilizzarle? Bisogna dunque che il lavoro sia libero veramente, che la concorrenza sia reale, naturale, che si sviluppi sulla base dell'eguaglianza. L'uomo deva rivalizzare coll'uomo. Che accade nella societā attuale? Gli uni nascono ricchi, gli altri poveri; gli uni vivono nell'opulenza, gli altri nella miseria: ai primi i capitali, le macchine, le fabbriche, la terra, l'educazione, l'istruzione; ai secondi il lavoro senza capitale, senza istruzione, senza macchine, senza istrumenti.


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Filosofia della rivoluzione
di Giuseppe Ferrari
1851 pagine 693

   





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