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      Ma no; il caso forse dettava le sue parole, il caso forse faceva concordare le finzioni del prigioniero impaziente di sfuggire alla carcere cogli eventi di un secolo posteriore; ma il triregno getta nuova luce sugli altri libri dell'autore e la nostra ammirazione si innalza e si ferma in un ordine superiore. Il perchè concludendo vi dirò che nella cittadella di Torino ridotto, alla solitudine e vicino all'ultimo suo termine, egli si confidava sempre nella nuova sua scienza e la determinava colla precisione alla quale appena giunge ne' tempi nostri.
      Egli chiedeva all'avvenire uno storico dell'umanità, egli annunziava gravissima sterminata la sua missione di abbracciar tutte le tradizioni, tutti gli errori, tutti i culti che mutuamente si presuppongono; ma la dichiarava nel tempo stesso non superiore alle forze dell'uomo e additava l'esempio di Plinio l'antico e di Tito Livio, i quali conducevano a fine lavori non meno grandiosi. Il primo, diceva egli perscrutava tutta la terra antica, i suoi miracoli, i suoi misteri e scritta la sua storia naturale moriva affrontando il Vesuvio nell'atto in cui i suoi fiumi di fuoco sommergevano due città. Il secondo raccoglieva tutte le antiche tradizioni e superiore alle moltitudini del tempo suo dominava ogni favola di Enea, di Anchise, di Romolo, di Numa, degli auguri e degli aruspici svelando l'ignorata grandezza del mondo romano. Coll'esempio di Plinio interprete della natura, di Tito Livio interprete di Roma egli aspettava uno storico futuro nella cui mente la natura e l'umanità si associassero.


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La mente di Pietro Giannone
Lezioni
di Giuseppe Ferrari
Tipografia del Libero Pensiero
1868 pagine 187

   





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