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      Così pure i Cristiani, soggiunge lo storico, derivano tutte le nazioni da Adamo, da Noè, da Cam, Sem e Jafet, senza contare le altre origini, come quella dei Tedeschi, che si pretendono provenienti dai Cananei. A questa prima origine i Romani ne aggiungevano la seconda da Romolo figlio di Rea visitata da Marte, e sta bene che i legislatori siano deificati, e che i cristiani pure parlino dei tempi in cui gli angioli vedendo belle ed avvenenti le figlie degli uomini, le prendevano per mogli e generavano gli eroi ed i giganti. Era un vero pontefice anche Numa, che consacrava per la terza volta l'origine di Roma la quale per tal guisa nasceva tra le finzioni in mezzo ai trentamila dêi enumerati da Varrone, e s'intendono egualmente le illusioni de profeti e dei primi cristiani, quando erano avvenimenti quotidiani la risurrezione dei morti, le guarigioni degli ammalati, la moltiplicazione dei pani, le metamorfosi del Vangelo.
      Ma se lo storico napoletano insiste nel mostrare la credulità dei Romani, con non minore forza insiste per mostrare che i loro capi pensavano, agivano, combattevano e vivevano immuni dal pregiudizio della superstizione generale. Con quest'opinione già accennata nel Triregno estolle l'antico dogma del fine terrestre con tale apologia, che ben si vede che perora la causa della filosofia impaziente di salire sul trono. Secondo lui, dovevano gli antichi la loro grandezza al loro disprezzo per i falsi terrori della tomba; le loro virtù erano vere perchè cercavano l'immortalità della gloria, erano tranquille perchè non temevano alcun essere immaginario, erano intrepide perchè potevano rendersi col suicidio superiori ad ogni più disperata catastrofe, e gli ultimi istanti di Seneca, di Annibale, di Catone e di tanti immortali uomini si fanno ancora adesso ammirare dai credenti pervertiti da una morale che li condanna.


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La mente di Pietro Giannone
Lezioni
di Giuseppe Ferrari
Tipografia del Libero Pensiero
1868 pagine 187

   





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