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      PREFAZIONE
     
      UNA DONNA RUSSA: VERA FIGNER
     
     
      Nell'ottobre del 1904 la Russia democratica e socialista fu commossa dalla notizia che tre famosi rivoluzionari, rinchiusi nella terribile fortezza dello Schlusselburg durante venti lunghissimi anni, erano stati rilasciati per essere esiliati in luogo di pena ove men dura fosse la loro prigionia.
      Una simile notizia non poteva passare inosservata e senza commuovere profondamente tutta quanta la Russia liberale. Essa aveva ben ragione di stupirsi! I suoi numerosi figli, sepolti vivi in quella tetra e spaventosa fortezza dello Schlusselburg, ove, sola, la morte aleggia sinistramente, erano esseri considerati perduti per sempre; esseri infelici che non avrebbero pił veduto la luce del sole; che giammai avrebbero goduto ancora una volta del dolcissimo e delizioso piacere della libertą!
      Oh! la libertą! Questo caro nome che tutti i condannati hanno cento volte al giorno sulle labbra, da loro benedetto ed accarezzato colla mente per anni ed anni, sempre uguali, sempre monotoni, sempre crudeli; questo afrodisiaco nome femminile che assume per essi un simbolico valore trascendente, infinito, proiettantesi sulla non bella non brutta, per loro piuttosto brutta che bella realtą delle cose, racchiudenti in sč, malgrado tutto, l'unica speranza o l'ultima illusione per coloro che forse potranno ancora un giorno mescolarsi al turbinio palpitante della vita multiforme e varia; questo caro nome, realtą e sogno, maravigliosa figura di donna dal dolce sorriso misterioso, e terribile mostro dalle cento teste; visione di conforto e di disperazione; la libertą infine, mčta di ogni individualitą cui la mente e il cuore spingono all'azione, all'estrinsecazione della vita, magnifica espressione umana in quanto č bellezza, č forza, č lotta, era un'ironia atroce per coloro, che vittime di un infame taglione, venivano murati vivi nella famigerata fortezza ove, a quell'epoca erano rinchiuse per sempre le pił belle speranze della rivoluzione russa, gli eroi-martiri lasciati languire dimenticati dal popolo ingrato e impotente, senza poter comunicare cogli umani, nč una parola, nč un gemito, nč un desiderio!


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Le carceri russe
di Vera Figner
Cromo-Tipo La Sociale
1912, pagine 65

   





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