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      Cosimo e me, con dargli un cordialissimo abbracciamento per mia parte.
      E qui vi riverisco ambedue con tutto il mio spirito. Addio.
     
     
      LETTERA XVII.
     
      Villa, 15 Luglio 1695.
     
      Al medesimo.
     
      Suppongo che abbiate ricevuto altra mia lettera responsiva all'ultima vostra. E perchè non so quietarmi così facilmente, quando si tratta di avervi a servire, vi mando adesso nuova fantasia, toccante di traverso e come per fianco le lodi dei Buccheri e della Regina dei Buccheri, acciocchè abbiate nell'una e nell'altra lingua qualche piccola testimonianza della mia prontezza in ubbidirvi. Favoritemi di leggerla e di emendarla.
      Il verso è de' più arrabbiati che si trovino in tutta la turba dei versi, perchè l'avere a finirlo con due dattili e un anapesto è cosa orribile; e stante questa difficoltà, credo io, niuno degli antichi ha voluto usarlo, trattone Catullo, che una sola volta se n'è servito. Il suono tuttavia riesce assai grato, ma bisogna assuefarvi ben bene l'orecchio. Io non so come mi fare a liberarmi di questo prurito, e sono già addosso all'ode trentaduesima. Vi supplico di dare un abbracciamento al mio carissimo priore e un altro al Sig. Marchese Alessandro. E vi riverisco devotamente, pregandovi di rimandarmi l'ode con vostro comodo.
     
     
      LETTERA XVIII.
     
      Villa, 22 Luglio 1695.
     
      Al medesimo.
     
      A voler che m'esca daddosso questa mia nuova incancherita libidine, bisogna dirmi che queste mie cianciafruscole non vagliano nulla, ed eccomi subito bell'e guarito. Ma fintantochè voi seguirete a lodarmele, starò sempre peggio che mai, o impazzirò semprepiù. Vi ringrazio del gradimento con cui avete accolto questa mia ultima frenesia, e non vi spiaccia ch'io mi trastulli un poco colla cetra latina, perché la poveretta da dodici anni im qua non era mai stata neppur guardata in viso.


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Lettere inedite a Lorenzo Magalotti
di Vincenzo da Filicaia
Tipografia Nistri Pisa
1885 pagine 36

   





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