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      Il ministero di Rattazzi a Torino cedette troppo sollecitamente alle impazienze del partito democratico, nel denunciare la fine della tregua di Milano prima d'essere abbastanza preparato a rinnovare la guerra; e troppo poco diè ascolto ai più savii consigli, della Democrazia stessa e dell'Italia, di prender innanzi tratto i necessari concerti colla Toscana e colla Repubblica Romana. Gli stessi errori e le stesse colpe che partorirono i disastri del 1848 trascinarono ad una fine egualmente luttuosa, e più sollecita ancora, la riscossa del 1849: diffidenza contro l'elemento popolare, avversione a domandar un ajuto francese, e dimenticanza, presso i generali, delle più elementari regole della strategia.
      Chiodo, ministro della guerra per Carlo Alberto, allestì un esercito di novantasette mila uomini, compresi tredici nuovi reggimenti di Lombardi, Parmigiani, e Modenesi. Ben condotta, questa accolta di quasi centomila uomini poteva bastare all'uopo, perocchè l'Austria era al medesimo tempo impegnata nella guerra contro l'Ungheria e contro Venezia. Però una gran parte dell'esercito raccolto dal general Chiodo consisteva in vecchi soldati, stanchi e disanimati dalla precedente campagna, e malvolontieri distaccati dalle loro mogli e figli. Improvvida pure fu la scelta del comandante supremo Czarnowsky. Era stato offerto il comando a diversi generali francesi, ma l'avevano ricusato. Czarnowsky erasi acquistata una qualche rinomanza, ma non molto incoraggiante, nella guerra della rivoluzione di Polonia, dove era stato sfortunato, ed aveva persino eccitato qualche sospetto di tradimento, come sogliono eccitarlo, per lo più ingiustamente, i condottieri sfortunati.


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Storia di un secolo dal 1789 ai giorni nostri
di Quirico Filopanti
Sonzogno Milano
1891-1892 pagine 307

   





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