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      Portava i guanti del colore della cintura, e stringendo i cordoni verdi del timone appuntava i gomiti indietro, rivelava intera l'eleganza del busto, il disegno delle gambe di cui l'una si ripiegava indietro, l'altra slanciava verso il Rico la punta d'uno stivaletto tutto scuro picchiettato di bottoncini bianchi. Ell'aveva il Finotti a destra e il Vezza a sinistra. Nepo se ne stava seduto malinconicamente a prora. Marina lo trattava male quel giorno, il povero Nepo. L'aveva guardato una volta sola, entrando nella lancia, per fargli comprendere che cedesse il posto migliore ai nuovi ospiti. I due commendatori non avevan fatti complimenti, le si eran seduti a' fianchi con prontezza giovanile, il Finotti acceso in volto di fuoco mefistofelico, il Vezza irradiato dallo stesso placido sorriso di cui lo illuminava talvolta la visione beatifica di una coscia di tacchino ai tartufi. Non riconoscevano pił la Marina fredda e silenziosa dell'altra volta. Questa nuova Marina sfavillava di spirito e di civetteria. Il commendatore politico avrebbe dato, non dico il suo collegio, ma tutti gli amici suoi per essere, un'ora, il suo amante; il commendatore letterato avrebbe dato tutte le vecchie bas-bleu conservatrici di Milano che lo tenevano nella bambagia come una reliquia classica. L'uno e l'altro le parlavano della bellezza e dell'amore, tanto per avvicinarsi in qualche modo a lei, per sentir meglio la elettricitą della sua presenza; il Finotti con un linguaggio fremente di passione sensuale, mal coperta; il Vezza con la sua rettorica blanda e la sua vanitą beata.


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Malombra
di Antonio Fogazzaro
pagine 519

   





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