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      La marchesa non fiatò. Fece portare due limonate e sorbì lentamente la sua a piccoli sorsi, non senza una fioca espressione di contentezza fra un sorso e l'altro, come se ci fosse nella limonata un sapore nuovo e squisito. Il cavaliere avrebbe pur voluto da lei una parola esplicita su questo punto del Ribera, una confessione del suo desiderio, e posando sul vassoio la tazza vuotata rapidamente, le disse: "Mi ci metterò io, sa, e ci riusciremo a questo. È contenta?".
      La marchesa continuò a sorseggiare la limonata, piano, piano, guardando nel bicchiere.
      Non va bene?
      , domandò ancora il cugino dopo una inutile attesa.
      Sì, è buona
      , rispose il sonnolento naso. "Bevo adagio per i denti."
     
      Gli ultimi bisbigli non furono umani. Luisa e Franco erano seduti sull'erba di Looch, presso al cimitero. Parlavano della bontà grande e squisita della mamma, la paragonavano alla bontà grande e semplice dello zio notandone le somiglianze e le differenze. Non dicevano quale delle due bontà paresse loro superiore nell'insieme, ma dai loro giudizi s'indovinavano le inclinazioni diverse. Franco preferiva la bontà tutta penetrata di fede nel soprannaturale e Luisa preferiva l'altra. Egli soffriva di questa contraddizione segreta pur esitando di rilevarla, temendo di premere il tasto che poteva dare una nota troppo penosa. Ma la fronte sua n'era adombrata e a un certo punto gli sfuggì di dire: "Quante disgrazie, quante amarezze ha sopportato tua madre, con che rassegnazione, con che forza, con che pace! Credi tu che una pura bontà naturale le avrebbe potute sopportare così?". "Non lo so", rispose Luisa.


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Piccolo mondo antico
di Antonio Fogazzaro
pagine 421

   





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