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      Allora se ne andò anche la signora Peppina e la Pasotti chiese a Luisa di ritirarsi un momento, la pregò di accompagnarla. Appena fu sola coll'amica nella camera dell'alcova si guardò attorno con due occhioni spaventati e poi sussurrò: "Sèm minga chì per la bügada neh, sèm minga chì per la bügada!". Luisa la interrogò silenziosamente, col viso e col gesto, perché a parlar forte in sala avrebbero udito. Stavolta la Pasotti capì, rispose che non sapeva niente, che suo marito non le aveva detto niente, che le aveva imposto la storia del bucato ma che del bucato a lei non importava nulla. Allora Luisa prese un pezzo di carta e scrisse: "Cosa sospetti?". La Pasotti lesse e poi cominciò una mimica complicatissima. Scrollamenti del capo, stralunamenti d'occhi, sospiri, invocazioni al soffitto; pareva che si combattesse dentro di lei una gran battaglia di timori e di speranze. Finalmente fece "ah!", afferrò la penna e scrisse sotto la domanda di Luisa:
      La marchesa!
      .
      Lasciò cader la penna, stette a contemplar l'amica. "L'è a Lod", diss'ella sottovoce. "El Controlòr l'è staa a Lod. Speri comè!" E poi scappò in sala temendo esser sospettata da suo marito.
      Finito il tarocco, Pasotti si accostò a una finestra, disse forte qualche cosa sugli effetti della luce crepuscolare e chiamò Franco. "Bisogna che tu venga stasera da me", gli disse piano, "devo parlarti." Franco cercò schermirsi. Partiva l'indomani mattina per Milano, lasciava la famiglia per qualche tempo, gli era difficile passar la sera fuori di casa.


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Piccolo mondo antico
di Antonio Fogazzaro
pagine 421

   





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