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      Come, se so niente?
      , esclamò accesa in volto. "Me lo domandi così?" "Ah tu sai!", gridò Franco, gittando da sé le mani di lei e levando le braccia in alto.
      Ella presentì ciò che veniva, il sospetto della sua complicità col professore, la propria smentita, l'offesa mortale, irrimediabile che Franco le avrebbe fatto se, nell'ira, non avesse creduto alla sua parola, e giunse le mani spaventata. "No, Franco, no, Franco", diss'ella sottovoce e gli gettò le braccia al collo, volle chiuder coi baci le labbra di lui. Ma egli fraintese, credette che volesse domandar perdono e la respinse. "Lo so, sì, lo so", diss'ella tornando appassionata al suo petto, "ma l'ho saputo dopo, quando era cosa fatta, ne ho avuto sdegno come te, più di te!" Ma Franco aveva troppo bisogno di sfogarsi, di offendere. "E come vuoi che ti creda?", esclamò. Ella indietreggiò con un grido, poi gli fece ancora un passo incontro, gli stese le braccia. "No", supplicò straziata, "dimmi che mi credi, dimmelo subito subito perché altrimenti tu non sai, tu non sai!"
      Cosa, non so?
      Tu non sai come sono io che ti amerò ancora ma non vorrò più essere moglie per te, che potrò soffrir tanto ma non cambiare, mai più! Capisci cosa vuol dire mai più?
      Egli la trasse a sé, la sottile persona ansante, le strinse le mani da rompergliele e disse con voce soffocata: "Ti crederò, sì, ti crederò". Luisa che lo guardava lagrimosa chiese una parola migliore. "Ti crederò", disse, "ti crederò?"
      Ti credo, ti credo.
      Lo credeva davvero ma dov'è ira è sempre anche orgoglio.


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Piccolo mondo antico
di Antonio Fogazzaro
pagine 421

   





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