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      L'immagine squallida della Demente non si affacciava mai alla sua coscienza. Aveva ben pensato, una volta, che la madre di lei soffrirebbe molto, se sapesse; ma vi era nella vita, secondo il suo vedere, un Ineluttabile e questi dolori ne facevan parte. Anche l'amore procedeva dall'Ineluttabile. Perchè si era ella innamorata di Maironi? Per i pregi del viso e dello spirito? No, per un che negli occhi suoi. Le avevano molto parlato, sì, di questo giovane intelligente, colto, generosissimo, pio, infelice; le avevano ispirata molta curiosità di conoscerlo, particolarmente di sapere se egli amasse ancora sua moglie; ma soltanto quel Che misterioso l'aveva presa. Era ella forse delle infinite cui basta venir guardate due volte da un uomo non vecchio, non brutto, non inelegante, per sentirsi attratte? Neppur questo; molti uomini le avevano ispirato simpatia conversando con lei, s'era compiaciuta di molte ammirazioni, non sempre aveva sdegnato le dolcezze d'una lieve civetteria, ma soltanto nel primo incontro con Maironi aveva sentito l'improvviso impero d'un destino.
      Era in quel punto divenuta schiava dell'Ineluttabile.
      Ineluttabile l'amore, ineluttabili erano i dolori che esso avrebbe recato ad altre creature umane e che non le ispiravano, quindi, rimorso ma solamente pietà. Sotto l'ebbrezza di Maironi che scendeva col bacio di lei sulle labbra si veniva raccogliendo silenziosamente, non avvertito, un lievito amaro. Sotto l'ebbrezza di Jeanne vi era il recondito, freddo nucleo del suo scetticismo, la sua chiara visione del vortice eterno nel quale il suo amore e la sua coscienza, come tutti gli altri amori, come tutte le altre coscienze, si dissolverebbero in breve.


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Piccolo mondo moderno
di Antonio Fogazzaro
Ulrico Hoepli Milano
1909 pagine 344

   





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