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      Don Giuseppe si fece un po' inquieto. Lo stesso crescente annaspare della marchesa dentro a tenebre sempre più fitte e il lampo di qualche "bisognerebbe' gli diedero l'idea di un disegno chiaro nella mente di lei che, per abitudine, non metteva mai fuori il suo pensiero intimo alla prima, e l'idea ch'ell'avesse assegnato un cómpito anche a lui, un cómpito non facile, non rispondente al reale poter suo. La marchesa venne a questa conclusione tanto più paurosa quanto più inattesa: "Capisce, don Giuseppe, quel che m'intendo?"
      Eh!
      diss'egli, nella sua riverenza; e tacque. Poichè il silenzio si prolungava, riprese imbarazzato: "Ecco, forse, tutto no".
      La marchesa ebbe un triste sorriso di preghiera: "Bisognerebbe che parlasse Lei, don Giuseppe". Parlare a chi? Don Giuseppe, dopo essersi passata replicatamente la mano sulla fronte come per pulirsi e liberarsi d'una preoccupazione molesta, si arrischiò a domandarlo.
      Eccorispose la marchesa, "intanto a Zaneto."
      Don Giuseppe tentennò, storse un poco la bocca. La marchesa ricominciò paziente, stavolta molto meno nebulosa, il suo dire e non dire.
      Ecco, mi no so. Lu ga in mente sto Senato. Una fissazion, ghe digo mi. Metemo che i lo fazza, che no credo. Cossa vien fora? Spese.
      Qui la marchesa espresse come potè una sua particolare amarezza. Zaneto mendicava raccomandazioni in quella casa! "Lu el dise che così se fa capir che no ghe xe gnente de male, ma mi digo che no ghe andaria." E ritornò alle spese. Parlò degli imbarazzi del marito. Tutto per soverchia bontà "perchè lu carità, perchè lu tegner afituali che no paga, lu questo e lu quelo.


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Piccolo mondo moderno
di Antonio Fogazzaro
Ulrico Hoepli Milano
1909 pagine 344

   





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