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      Avere forma i suoi tempi composti coi proprii tempi semplici, p. es. ho avuto; essere si vale del participio di stare (stato), a cui premette pur esso i tempi semplici: sono stato, era stato.
      I filologi hanno riscontrato con sicurezza che l'ausiliare avere divenuto mezzo di formazione anche per alcuni tempi che pur si tengono come semplici: tali sono il futuro dell'indicativo (legger, ai, ecc. = leggere ho, hai, ha ecc.), l'imperfetto del condizionale (leggerei, esti, ebbe = leggere i, cio ebbi, leggeresti = leggere esti per avesti; leggerebbe = leggere ebbe ecc.). Vedi la mia Grammatica Storica estratta dal Diez.
      La forma attiva si serve solo dei tempi semplici degli ausiliarii, premessi al participio passato. Per sapere quali verbi richiedono l'ausiliare avere, quali essere, convien fare le distinzioni seguenti.
     
      3. GLI AUSILIARII COI VERBI INTRANSITIVI. I verbi intransitivi della specie A (vedi cap. XIV, 2) usano come ausiliare essere; p. es. sono nato, erano morti, furono divenuti, spuntato, apparso, invecchiato, sono infermati, sono caduti ecc. - Avresti mille volte desiderato di mai non esser nata. Boccaccio. - Vorrei che la fosse toccata a voi, come toccata a me. Manzoni.
      Vivere preferisce, come gli altri, l'ausiliare essere. Sempre lieto e contento sono vivuto e vivo. Passavanti. - Quel tempo che tra voi sono vissuto, sono vissuto certo beato. Giambullari. - Nondimeno pu prendere anche avere, specialmente se si voglia porre in rilievo la materiale estensione della vita.


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Sintassi italiana nell'uso moderno
di Raffaello Fornaciari
Sansoni Firenze Editore
1881 pagine 500

   





Grammatica Storica Diez