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      (Vedi addietro, cap. VI, 8). Talora con la preposizione a: povero a me! poveretto a lui!
     
      3. La interjezione ecco equivalente presso a poco a vedi, guarda o sim. ha molti usi che siamo andati notando via via, e che qui raccogliamo insieme:
      si affigge le enclitiche pronominali e l'avverbiale ne; p. es. eccomi, eccoti, eccolo ecc. eccoci (ecco noi), eccovi (ecco voi), eccone (vedi Gramm., P. II, cap. XXVIII, 7). - Eccoti si usa per maggior vivacit invece di ecco. Dicendo queste parole, eccoti quel malvagio Giuda, e pessimo mercatante. Vita di Cristo;
      regge, a maniera di oggetti, nomi, pronomi (in forma oggettiva), infiniti, participii e proposizioni oggettive. - Quand'ecco i tuoi ministri io non so d'onde. Petrarca. - Ecco lui pronto A renderci di s, disse, buon conto. Ariosto. - Ecco entrare nella chiesa tre giovani. Boccaccio. - Ecco i giudici a sedere. G. Gozzi. - Eccoti nato il dispregio che l'una classe ha per l'altra. G. Gozzi. - Ecco che la fortuna ai nostri cominciamenti favorevole. Boccaccio:
      resta indipendente, ed ha pi propriamente il valore d'interjezione. - Ecco, disse la donna, per questa volta io non vi voglio turbare n disubbidire. Boccaccio. - Ecco apparir Gerusalem si vede. T. Tasso. - Ecco bello innamorato! or non ti conosci tu, tristo? Boccaccio;
      si rafforza cogli avverbii locali qui, qua, l, l. - Ecco qua i frutti della vostra lunga pazienza! Segneri.
     
      4. O (senza h) si usa o solo o davanti ad un nome, per chiamare qualche persona o cosa; p. es. o vien qua; o Giovanni, o Agnese, o fratelli, o donne, o lupo, o cavallo ecc. o quel giovine, o quella signora ecc.:


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Sintassi italiana nell'uso moderno
di Raffaello Fornaciari
Sansoni Firenze Editore
1881 pagine 500

   





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