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      Nè il grido degli uomini e delle donne che abitano nelle case vicino al mare, era meno spaventoso del fremito del mare; si vedea dove il dì avante s'era andato passeggiando sulla polvere, diventato mare più pericoloso del Faro di Messina.
      Mille cavalieri napolitani, anzi più di mille erano venuti a cavallo là, come per trovarsi alle esequie della patria; ed io messo in frotta con essi, cominciai a stare di meglio animo, avendo da morire in compagnia loro; ma subito si levò un rumore grandissimo, che il terreno che ne stava sotto i piedi cominciava ad inabissarsi, essendogli penetrato sotto il mare. Noi fuggendo, ne ritirammo più all'alto; e certo era cosa oltremodo orrenda ad occhio mortale, vedere il cielo in quel modo irato, e il mare così fieramente implacabile: mille monti di onde non nere nè azzurre, come soglion essere nell'altre tempestadi, ma bianchissime, si vedeano venire dall'isola di Capri a Napoli. La regina giovane, scalza, con infinito numero di donne appresso, andava visitando le chiese dedicate alla Vergine madre di Dio.
      Nel porto non fu nave che potesse resistere, e tre galee che erano venute da Cipri, ed aveano passati tanti mari, e voleano partire la mattina, si videro con grandissima pietà annegare, senza che si salvasse pur un uomo. Similmente l'altre navi grandi che aveano buttate l'ancore al porto, percotendosi fra loro, si fracassarono con morte di tutti i marinari: sol una di tutte, dove erano quattrocento malfattori per sentenzia condannati alle galee che si lavoravano per la guerra di Sicilia, si salvò, avendo sopportato sino al tardi l'impeto del mare per lo grande sforzo de' ladroni che v'erano dentro, i quali prolungaro tanto la morte, che avvicinandosi la notte, contro la speranza loro e l'opinione di tutti venne a serenarsi il cielo ed a placarsi l'ira del mare, a tempo che già erano stanchi: e così d'un tanto numero si salvaro i più cattivi; o che sia vero quel che dice Lucano, che la fortuna aita i ribaldi; o che così piacque a Dio; o che quelli siano più sicuri nei pericoli che tengono più la vita a vile.


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Saggi sopra il Petrarca
di Ugo Foscolo
Carabba Editore Lanciano
1928 pagine 139

   





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