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      La fantasia, destituta delle fiamme del cuore, si ritirò fredda nella memoria: destituta del criterio, inventò mostri e chimere; e la poesia, anzi la letteratura, si ridusse a declamazione e musica senza ragione.
      Questa sinistra decadenza avvenne ad ogni nazione; e i discorsi seguenti manifesteranno per quali cagioni e con quali vicissitudini cadde spesso, e risorse, e tornò a cadere la poesia e la letteratura in Italia.
     
      DISCORSO PRIMO
     
      EPOCA PRIMA
     
      Nel precedente discorso ho giudicato opportuno di manifestare de' principj generali, che guideranno i miei giudizj nel corso delle letture sulla Poesia Italiana; e così spero di aver dato a chi mi ascolta la ragione delle opinioni ch'io andrò manifestando. Il soggetto del discorso d'oggi ha lo stesso intento di somministrare una serie d'idee generali insieme e distinte, non già de' miei proprj principj, come ho dovuto fare jer l'altro; ma della origine, del progresso, delle vicende e dello stato presente della lingua italiana. La poesia, e ogni parte di qualunque letteratura d'ogni popolo, è incorporata colla lingua; dipende in tutto assolutamente dalla lingua; nè senza lingua esisterebbe letteratura; cosicchè i caratteri distintivi e le forme e le vicissitudini della letteratura d'ogni nazione nascono, crescono, si alterano in mille modi e decadono, secondo la origine e le alterazioni della lingua. Oggi dunque mi proverò di tracciare una storia, per quanto mi sarà possibile, breve insieme e distinta della lingua italiana dalla prima sua introduzione in Europa come lingua letteraria fino a' giorni nostri.


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Sulla lingua italiana
Discorsi sei
di Ugo Foscolo
Istituto Editoriale Italiano
1914 pagine 176

   





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