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      Essendo la guerra giusta una violazione di quel, che l'uomo deve all'altro uomo fatta per forzosa necessità della conservazione di quel, che l'uomo deve a se stesso, è dovere, che anche la guerra sia la minima violazione degli obblighi della beneficenza, che però riesca combinabile col conseguimento dell'oggetto della guerra(36). È dunque tutta la scienza del gius della guerra anche essa lo studio della soluzion d'un problema de maximis & minimis, e quindi, se per esempio, a conseguir una vittoria bastasse d'uccider cento uomini, non se ne possono uccider mille. Il farlo è una sevizie, ancorchè si agisca contro i nemici, perchè questi benchè nemici son pur uomini, co' quali vi è legame eterno di doveri(37).
      Sieguono dalle sopraddette Teorie altre verità, che sarà utile indicar qui prima, che io m'inoltri nel discorso, tantoppiù che da molti scrittori mi sembrano oscuramente dette, da altri ignorate, o alterate.
      Dico adunque esser falso, che l'estrema necessità renda giusta qualunque azione. Id enim justissimum quod necessarium è una sentenza mille volte con enfasi ripetuta, e non per ciò divenuta più vera. La necessità rende soltanto scusata una azione per se stessa non giusta, ma non ha forza di renderla giusta, essendo immutabile la natura del giusto, e dell'ingiusto(38). Nè è lo stesso commetter un atto giusto, o il commetterlo senza colpa. E per adattar questo discorso ad un particolar caso; il difendere la cosa propria è sempre giusto. Sempre è ingiusto l'invaderla, il rapirla, l'occuparla.


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De' doveri de' principi neutrali verso i principi guerreggianti e di questi verso i neutrali
Libri due
di Ferdinando Galiani
1782 pagine 527

   





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