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      Chi dunque per mostrarsi imparziale amico secondasse l'ire d'ambedue gl'irritati somministrando le armi, e i mezzi dell'offese tranquillamente a ciascuno, si paleserebbe non un amico, ma un loro occulto, ed insidioso nemico. Godrebbe della scambievole stragge di quelli, e per quanto è in sua possa vi concorrebbe sotto il velo d'una abominevole, e nefanda condiscendenza(197).
      Ecco da qual fonte deriva quella importante distinzione da me più volte indicata di sopra (che ne' seguenti capi sarà frequente oggetto di discussione) de' doveri d'imparziale concessione, e di quelli d'imparziale rifiuto. Tutte quelle cose, che giovano alla vita, ed all'innocuo piacere degli uomini conviene, che il neutrale le continui a somministrare ai popoli suoi amici(198) come prima faceva; ricusi quelle, che servirebbero al nocumento. Questo mi basti aver quì detto in generale. Discenderò ne' seguenti capi ai casi particolari, e ad esaminare se come era concesso libero il transito ai mercatanti, ed ai viaggiatori de' due popoli amici sul territorio d'un Sovrano, debba del pari concedersi, o rifiutarsi alle armate di quelli; se convenga restarne i porti aperti come alle navi mercantili, così alle corsare; se infine come si conducevano o viveri alle città, o merci di armi ad una nazione pacifica, possano del pari condursi viveri ad una città bloccata, o armi, e munizioni durante la guerra.
      Ora mi conviene, prima d'inoltrarmi a siffatte questioni, ricercare (ciocchè non veggo essersi fatto da verun autore) quali abbian ad essere le ragionevoli condizioni d'un trattato di neutralità.


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De' doveri de' principi neutrali verso i principi guerreggianti e di questi verso i neutrali
Libri due
di Ferdinando Galiani
1782 pagine 527

   





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