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      Diverrebbero alleati o dell'una o dell'altra. Convien dunque, che con indifferenza d'animo s'adattino a ciò, che veggono avvenire nelle vicissitudini della guerra, il che da taluni giureconsulti, tra' quali è Samuel Coccejo vien spiegato con una frase non del tutto chiara dicendo che i neutrali seguono l'attual possesso e debbono tener il fatto per dritto(492). Ma oltre alla difettosa oscurità dell'espressione non avvertì il Coccejo, che la sua teoria s'adatta soltanto ai casi di provincie o paesi occupati da un Sovrano già riconosciuto per tale sul suo nemico: ma nel caso delle ribellioni evvi una importante varietà di circostanze, dapoichè il Sovrano era diggià riconosciuto come tale, ed il neutrale gli professava amicizia, ma i sollevati non avendo presa ancora una esistenza morale indipendente, e riconosciuta, non formano uno Stato, che esigga trattamento d'eguaglianza, o che possa meritar amicizia.
      Diviene perciò sommamente difficile, e delicata la questione sul modo come debbano i Principi neutrali ed i sudditi loro continuare a trattare co' ribelli del Principe amico salva l'amicizia con lui. La difficoltà deriva dal non potersi quasi in alcun modo aver commercio con un popolo, che stia nell'attual possesso (ancorchè illegitimo ed usurpato) d'un paese, senza riconoscerne in certa maniera la Sovranità, e l'indipendenza. Questo atto di riconoscer l'esistenza separata è quel, che rincresce, ed offende l'antico loro Sovrano quando egli spera ancora, e fa forza, e combatte per ridurlo alla sottomissione; ed è stato in ogni tempo cagion di querele, di rancori, ed alfine di spietate, e sanguinose guerre.


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De' doveri de' principi neutrali verso i principi guerreggianti e di questi verso i neutrali
Libri due
di Ferdinando Galiani
1782 pagine 527

   





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