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      Sulla quale ambiguitā (che č; senza dubbio verissima) se essi avessero ben meditato si sarebbero una volta avvisti della fallacia di tutti i loro insegnamenti, e dell'impostura di cotesta loro infelice, e abominevole scienza. Non v'č scienza dove non v'č certezza; nč certezza dove non sianvi stabili principj ed assiomi. Abbandonato il cammino della virtų, non rimane altra divinitā, a cui rivolgersi che la cieca fortuna, e costei si fa suo scherno, e ludribrio gli stessi seguaci suoi umiliando quasi a dispetto la superbia de' consigli umani colle miserie, a cui gli conduce(651).
      Ma non č piaciuto all'orgoglio di tanti acutissimi ingegni ritrarre il passo da un sentiere, che non avea fondamento nč sull'interno sentimento del giusto, nč sulla esperienza di sempre felice successo. Lo han seguitato, e sulla proposta questione altro non ci han saputo dire se non che primieramente ogni Principe dovesse internamente godere delle guerre accese tra' suoi vicini, quante volte egli sia sicuro di due cose, cioč che la guerra non involgerā anche lui, ed inoltre che nell'esito di essa talun de' due non si troverā aver ingojato l'altro, e resosi con ciō grande, e spaventevole ai suoi vicini. L'amarezza di questo antivedere turba talvolta il contento, che si pruova a veder gli altri Principi disuniti, inimicati tra loro combattere, distruggersi, dilaniarsi lasciando star in pace il vicino.
      Finchč dunque quella sicurezza duri converrebbe non dichiararsi, perchč il neutrale č onorato, e rispettato da ambedue le parti per la paura, che ciascuna tiene, ch'egli non s'accosti alla contraria: resta quasi arbitro delle differenze loro, e padrone di se stesso.


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De' doveri de' principi neutrali verso i principi guerreggianti e di questi verso i neutrali
Libri due
di Ferdinando Galiani
1782 pagine 527

   





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