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      Botero della Neutralità.
      (645) I Principi, come insegna Polibio, sono di natura così fatta, che non hanno nessuno per amico, nè per nemico assolutamente, ma nelle amicizie, o inimicizie si governano secondo che ché gli torna comodo... De Lacedemonj, che tra tutti i Greci si mantennero lunghissimamente in Stato, ed in grandezza scrive Tucidide, che sopra tutto seguivano il comodo loro, e senza dissimulatione alcuna tenevano per giusto, e per onesto tutto ciò, che lor porgeva qualche emolumento, o satisfazione; ed Agesilao soleva dire, che egli teneva per giusto tutto ciò, che poteva recare qualche utilità alla patria, Botero della Neutr.
      (646) V. s. p. 407.
      (647) Il Boccalini commentando le parole di Tacito al lib. II. degli annali responsum est ut Senatum rogaret dice così: Tiberio voleva morto Libone, ma voleva rigettar la colpa della sua crudeltà sopra il Senato. Dunque il rimetter, la concessione della grazia all'arbitrio del Senato era una assoluta sentenza di morte. E così oggi giorno sogliono fare, e pratticare i Grandi, che non disposti a graziare i supplicanti gli mandano, a questo, ed a quel Magistrato, affinchè ottengano una tardissima negativa.
      (648) Non sò trattenermi, dal riportare certi insegnamenti del Boccalini per farne arricciar i capelli ad ogni animo anche mediocremente virtuoso. Ora mentre Galba ammonisce Pisone, che divenendo Prencipe con la medema costanza debba ritener la fede verso gli uomini, la libertà, e l'amicizia, come beni principali dell'animo nostro, che usava privato, non sò capire come lo consigli bene; perciocchè il mantenere ostinatamente la fede ad un privato è sempre virtù, è sempre utile, ed onore; come l'esser libero di animo, l'osservar l'amicizia, tutte virtù d'uomo privato; ma con diversa ragione camminano i Prencipi, l'interesse grandissimo de' quali gli sforza ad esser liberi da queste virtù, e solo misurar le cose col nudo interesse, il quale ricerca perpetua simulazione, e misura gli animi coll'utile: onde si vede, che essi non si legano con ligame alcuno, nè con parentadi, fuorchè con quello dell'interesse; e il Principe, che vuol usar virtù da privato è tenuto scemo di cervello, ed il privato, che vuol vivere colle virtù del Principe è tenuto fraudolente.


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De' doveri de' principi neutrali verso i principi guerreggianti e di questi verso i neutrali
Libri due
di Ferdinando Galiani
1782 pagine 527

   





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