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      La purissima intelligenza è Iddio; non può dunque trovarsi da Lui disgiunta, e chi la spera totale nelle creature, presume racchiuder l'infinito attuale in un punto. I nostri discorsi, che chiamiamo demostrazioni infallibili, se siano negativi, saran realmente veri; ma ne conducono appunto ad una verità negativa, ad una cognizione che niente abbraccia. Poco più vale il conoscer per sillogismi che l'elefante non sia un sasso, che il non conoscerlo in modo alcuno. L'affirmative universalissime sono veraci anch'elle, ma non si avvicinano al scopo, ne lasciano nel communale e nel confuso: ed è in vero poco laudabile la dimostrazione di colui che altro non conchiude, che sia animale il cavallo ed il delfino. Le più particolari, quelle che si dicono immediate e potissime, se in verità si trovassero come si concepiscono con la mente, se riuscissero nella prattica come si proferiscono con la lingua, sarebbono senza dubbio approbabili e degne: ma di grazia se ne facci una sola; io quanto a me non ne ho udita mai alcuna, che da intelletti elevati non sia stata conosciuta in qualche modo manchevole, soggetta alle censure ed all'instanze, eccetto di cose singolari, sensibili, che sono più tosto cognizioni del senso che effetto d'intelletto dimostratore. Nè è bastante numerar le condizioni della demostrazione e della scienza, perchè in noi si trovi scienza e dimostrazione, come non basta descriver la felicità di questa vita per render l'uomo felice: quella da ogni persona intendente può facilmente esser al vivo delineata, e pur in niun di viventi si trova la felicità reale, se non forse (come argutamente fu detto da alcuni) la sua prima sillaba fel.


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Le opere di Galileo Galilei
Edizione nazionale sotto gli auspici di sua maestà il re d'Italia. Volume VII
di Galileo Galilei
Tipografia Barbera Firenze
1897 pagine 1069

   





Iddio