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      Io, quanto a me (perdonatemi), non lo credo, nè uomo alcuno sensato se lo potrà persuadere. Anzi è più tosto credibile, che avendo essi sì acutamente penetrato la celeste struttura (per quanto è concesso all'intelletto umano), abbiano avuto ed instromenti ed ingegno da veder l'impressioni che voi dite, ma di vederle ancor tanto meglio di voi, che ne abbino chiaramente conosciuta la loro posizione fuora del cielo; e però ragionevolmente dica Aristotile che niuna mutazione si è mai vista in esso: il che si ha da intendere conforme alla maniera scienziale del suo dire, non già volgarmente; cioè che, usate le diligenze ed artificii che a tal cognizione celeste e filosofica si richiede, e da lui e da innumerabili egregi professori non si sia vista cosa alcuna variata. Aggiungo che, come le scienze matematiche (qual se ne sia la cagione) non sono ora in Europa di gran lunga in quella eccellenza che furono ne i tempi antichi[10], anzi che appena se ne serbano i vestigi (per quanto dicono e scrivono omini degni di fede, e per quel che ne mostra l'esperienza, i pochi professori e le catedre quasi derelitte), così i matematici de' tempi nostri (siano pur singolari quanto possono, fra' quali singolarissimo stimo voi) non hanno egualità con quei famosissimi antichi. E come sarebbono stati tali senza i dovuti instrumenti? come si dirà veloce al volare un ucello senz'ali? Sia dunque da voi ed a vostra gloria rinovato l'uso, risuscitata la forma, di essi (il che nè anco è concesso da ogn'uno; io però mi contento), ma non ritrovata cognizione diversa nel cielo, da quella che ne ebbero quei tanto diligenti scrutatori de' misteri della natura[11]. E quando dal fato vi fusse stato concesso di aver voi ritrovato prima il telescopio, e veduto cose non viste da altri nel cielo, avreste il pregio di operare e vedere, ma non di più egregiamente filosofare: anzi avendo per vantaggio e per scorta la vista, niun vostro errore sarebbe, intorno a questo, escusabile, e grande la lode de gli altri, che in cose non viste discorrano egregiamente e meglio anco di voi, come si può vedere dal paragone.


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Le opere di Galileo Galilei
Edizione nazionale sotto gli auspici di sua maestà il re d'Italia. Volume VII
di Galileo Galilei
Tipografia Barbera Firenze
1897 pagine 1069

   





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