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      5. Ricorrerei anco più volentieri a quei tanti epicicli, come fate voi per le stelle Medicee, anzi che poner corruttibile il cielo: e son sicuro che, diversamente considerate, salverebbono tali apparenze; e voi, se voleste, so che sapreste farlo, se ben, per altre cagioni, altrove non mi sono piaciuti; e con queste posizioni, i tanti calcoli, con tutto che dimostrassero quelle stelle esser state nel cielo, non però concludino che si siano generate di novo, nè poi corrotte, ma novamente apparse ed indi occultate. Le materie che dite prodursi in faccia del Sole, dense, oscure etc., io stimo parimente che siano solo nella regione elementare, contigue al concavo dell'orbe lunare, attratte dal Sole, e per virtù di esso uguagliate al suo moto, a proporzione però della distanza che è fra lui e quelle; e per esser direttamente in faccia di esso nell'altezza predetta eccessiva, e forse non misurabile dal nostro intendimento, paiano vicine, anzi congiunte a lui: così due monti, per lungo spazio distanti l'uno dall'altro, superando l'uno di altezza, rimirati per linea retta, appariscono totalmente congiunti. E quanti errori commetta la nostra vista nel risguardar gli oggetti lontani, ne siano testimoni mille continue esperienze[19]. I monti paiono svelti dalla Terra, e sospesi in aria; i corpi angolari si mostrano sferici, gli diafani opachi, gli verdi neri, etc. Non s'inganna nel proprio oggetto, quando è convenevolmente vicino, ben disposto e, nel spazio, non impedito. Gli instromenti voglio che gli porgano qualche aiuto, come in effetto si vede de gli occhiali, non già totale indeficienza; sono ancor essi manchevoli, e tanto più quanto l'arte è più imperfetta della natura: pure, congiunte insieme, non ha dubbio che meglio operino, non però impeccabilmente[20]. E per venir al nostro punto, il vostro telescopio è quello che vi mostra queste novelle cose in cielo, queste macchie nel Sole; però voi per stabilir saldamente la vostra dottrina avrete da far tre cose: la prima, mandar per il mondo il vostro libro insieme col telescopio, acciò si abbi la medicina e la ricetta, perchè molti non credono queste vostre visioni, il che vi apporta pregiudizio e discapito non mediocre; nè si potrà dire che sia fondata nella cognizione sensitiva quella scienza il cui oggetto dal senso universalmente non è compreso e che solo dipende dalla relazione di pochi; la credulità non è scienza, se bene ha qualche supposito ragionevole; io nondimeno, quanto a me, vi credo: la seconda, dovete provare che questo instromento non possa errare, e sudarete a farlo: la terza, che l'arte di misurar distanze in spazii immensi sia certa ed infallibile; e qui trovarete non il difficile solo, ma l'impossibile istesso.


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Le opere di Galileo Galilei
Edizione nazionale sotto gli auspici di sua maestà il re d'Italia. Volume VII
di Galileo Galilei
Tipografia Barbera Firenze
1897 pagine 1069

   





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