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      Ma mi credi, Signore mio, che la buona fortuna sua è stata che lui conosceva certi galanthomini, et sapeva il loro mestiero, con l'occasione di vederli meco; et quando ha veduto che alcuni di essi lo hanno seguito, si è smarito. Et se V. S. si fosse allargato nelle prime, l'haverei fatto conoscere che le sono amico: e basti. Non so più che dire intorno a simile negotio, salvo che se mi nascerà occasione di potere giovare allo Todescho in contrario, lo farò, poichè così richiede l'insolenza sua.
      Godo poi infinitamente che sii per vedersi l'aggiunta del suo nuovo Aviso, et vivo bramoso di vederla. Il Sig.re Pappazone et molti altri di questi Signori la salutano infinitamente. Et pregola per fine a tenermi vivo nella buona gratia sua, favorendomi de' commandi suoi all'occorrenze; che per non tediarla, farò fine allo scrivere, ma non ad amarla et servirla. E Nostro Signore gli concedi prosperità e felicità di vita.
     
      Di Bolog.a, il dì 6 Luglio 1610.
      Di V. S. molto Ill.re et Ecc.maSer. re di cuore
      Gio. Ant.o Roffeni.
     
      Fuori: Al molto Ill.re et Ecc.mo S.re e P.rone mio Oss.moIl Sig.re Galileo Galilei, Eminentiss.mo Letore nello Studio di
      Padoa.
     
     
     
      353**.
     
      MATTEO BOTTI a BELISARIO VINTA in Firenze.
      Parigi, 6 luglio 1610.
     
      Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XIV, car. 25. - Autografa la sottoscrizione.
     
      Ill.mo Sig.r mio Oss.mo
     
      La partenza di Piero Capacci, che seguì tre giorni sono, mi ha evacuvato di quanto havevo che dire; e però non mi resta se non qualche particolare ch'ella vedrà nell'inclusa copia, e quel che ho sentito dire qui al Carosi(799), cioè che questa Regina haveva fatto provar qua a più d'uno, se si sapeva fare l'occhiale del Galilei, e che n'haveva mostro molto desiderio, e non era riuscito.


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Le opere di Galileo Galilei
Volume X. Carteggio 1574-1610
di Galileo Galilei
Barbera Firenze
1964-1965 pagine 710

   





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