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      All'hora io, invaghito della novità della cosa, proposi a diversi amici ch'io haveva inteso che uno volea augmentare il suono, per sentir come essi si moveano, et insieme per iscoprire se sapeano che altri havesse osservato questo particolare: et seben da alcuni il problema fu riputato degno di speculazione, fu però dagli altri quasi tutti deriso et istimato per impossibile. Onde io mi mossi a meglio considerare la natura del suono et delle sue differenze: et in ciò hebbi per fondamento principale alcune cose ch'io mi ricordo haver imparato da V. S.; nel resto Boetio(1433) mi fu scorta per sapere quanto fin hora ne sia stato detto, svegliandomi in tanto in alcune cose quel galanthuomo del Maurolico(1434), et in certe altre Vitruvio(1435), in quel capo dove parla del risonar delle scene(1436), seben, per dir il vero, quello che fin hora se ne è detto è molto poco, et questo poco in gran parte mal inteso, et parte falso et lontano dagli esperimenti. Ma chi sa che questa nobil parte di filosofia, tanto interessata con noi, abbandonata da tutti et negletta, non sia un dì per essere suscitata et accresciuta!
      Hora donque, montando sopra varii indicii di verità, tentai molte esperienze, et fabricai anco diversi stromenti, girati in spira in varii modi, di diverse materie, conforme, come dico, all'ombre di verità che mi parea di vedere, et alcune volte secondo il capriccio: et quando, già otto mesi, il Sig.r Danielle(1437) passò di qui, io haveva dato in un cono, fatto di banda, alto un palmo in circa, che si allargava forse in 15 gradi, et tronco verso la cima, in modo però che entrava commodamente nell'orecchia; la cui superficie conica, dopo esser saldata insieme, di dentro via faceva tre altre girate in spira egualmente dal foro di sopra fin alla base, senza toccarsi l'una l'altra.


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Le opere di Galileo Galilei
Volume XI. Carteggio 1611-1613
di Galileo Galilei
Barbera Firenze
1964-1965 pagine 834

   





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