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      Batta della Porta, passo di cui confessa a V. S. il Ceplero che non l'intende, nè ho io saputo già mai che matematico alcuno l'abbia saputo dichiarare; come so che l'istesso Magino ha confessato, nè il Porta, per quanta instanza li sia stata fatta da prencipi e letterati, si è potuto già mai inchinar a dichiarar l'animo suo; solo che disse che Mastro Paolo da Venetia, Servita, l'aveva capito. E quanto a me, pare assai difficile il credere che questo sia un titolo di vanto buggiardo, poichè si vede che nel capitolo precedente aveva così bene insegnato il modo d'accoppiar le due lenti; il che però parve tanto strano per tanto tempo. Aggiungo che egli stesso protesta di voler asconder questo artificio al volgo, ma che a' perspettivi era cosa manifesta; sì che vuò divisando che in quelle parole sia qualche scambio o svario, sì come egli confessa nella prefatione del libro, e di più che tal cosa non sia tanto difficoltosa ad un dotto.
      Per tanto prego V. S. a considerare, se preso quel testo e trasponendo le parole, sì che cominci(448) Constituitur, o pur Construitur, hoc modo speculum etc., e poi tornar da capo alle parole Visus constituatur etc., si potesse per la prima aver la lettera ordinata; tanto più che in questa parte che è scritta inanzi, dice praedicti speculi, non avendolo ancora nominato. In oltre quelle parole sectionibus illis accomodetur svegliano la memoria alle sectioni coniche tanto celebri, sì che par che egli voglia intender d'una di quelle, perchè dall'opre sue par che si possa cavare che questa sia la sectione parabolica: e questa è la ragione che egli nel capitolo 19°, trattando della refratione, insegna che con la lente parabolica gagliardissimamente s'accende il fuoco, perchè tutti i raggi che passano s'uniscono in un ponto; e nel cannocchiale, secondo la dotrina del Ceplero e l'esperienza, non si richiede altro che quell'unione, tanto più bella nella parabola quanto che toglie tutte l'altre coincidenze più lunghe e più corte che caggiono da diverse parti della linea sferica, onde potrebbe il convesso parabolico esser più grande di quantità dello sferico, abbracciando più parti in un tempo dell'oggetto, e riuscirebbe chiarissimo.


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Le opere di Galileo Galilei
Volume XIII. Carteggio 1620-1628
di Galileo Galilei
Barbera Firenze
1964-1965 pagine 592

   





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