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      Il Padre D. Benedetto va anch'egli molto cautelato, e si deve fare tanto più, oltre al gusto de' padroni, quanto queste sorte di note, ancorchè imposte addosso ad alcuno senza ragione, sono di pessima qualità in ogni luogo, ma particolarmente in questo, che per lo più se ne va preso alle grida. Scusi V. S. la mia debolezza, e attribuisca il tutto a soverchio desiderio di ben servire agli amici; e al S.r Galileo potrà dire quanto piacerà a lei e quello che creda possa esser suo servizio, senza disgustarlo e levargli l'animo di proseguir più oltre le cominciate fatiche. Io non gli scrivo per minor sua briga. Basterà che ella, in vedendolo, mi favorisca di ricordarmegli servitore, e gli facci attestazione della mia pronta e devota volontà. Scrivo due versi al S.r Migliore, perchè faccia vedere a V. S. quella lettera, e io ora mai finisco per non tediarla di vantaggio, avendo pieno un foglio e mezzo di chiacchiere. M'informerò come si deva contenere per aver la licenza di quell'organo, e inteso quanto occorra, ne darò parte a V. S.; alla quale, sì come al S.r Giulio suo fratello, fo reverenza, e prego dal Signor Iddio ogni felicità.
     
      Di Roma, il dì 7 d'Agosto 1632.
      Di V. S. Ill.maS.r Mario Guiducci.
      Obl.mo Ser.rFilippo Magalotti.
     
     
     
      2286.
     
      FULGENZIO MICANZIO a [GALILEO in Firenze].
      Venezia, 14 agosto 1632.
     
      Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. VI, T. XI, car. 226. - Autografa.
     
      Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig.r Col.mo
     
      Ho letta la lettera di V. S. molto Ill.re et Ecc.ma di 7 con sdegno e rabbia, ma non con maraviglia.


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Le opere di Galileo Galilei
Volume XIV. Carteggio 1629-1632
di Galileo Galilei
Barbera Firenze
1965-1965 pagine 604

   





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