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      A lei dunque invio la libera e chiara oblazione che fo a gli Illustriss. e Potentiss. SS. della mia invenzione; e gliele mando aperta, acciò prima d'ogni altro la veda ella stessa e la consideri, e trovandola non vana nè indegna di comparire avanti a i prudentissimi SS., la presenti in nome mio, e quando all'incontro il proprio affetto mi avesse ingannato, sia solamente gradita la mia buona volontà e soppressa la scrittura.
      Io non voglio mancare di metter in considerazione a V. S. Illustriss., come cosa meglio da lei che da me intesa, e questo è che tutti i principi dell'arti grandi e nobili sono stati tenui e bassi, in guisa tale che se a quello che trovarono i primi inventori non fussero succeduti intelletti speculativi, che avessero coll'acutezza dell'ingegno compreso che sotto quei deboli principi si contenevano i fondamenti d'arti stupende, sarebbero tali arti, come si dice, morte in fasce, ed il mondo restato sempre in una rozza ed inculta inerzia ed ignoranza. Esempi di questo ce ne sono infiniti, cioè tanti quante sono l'arti nobili ed industriose. Se noi consideriamo le maraviglie di tanti e tanti strumenti musici, nel corso del tempo da gli uomini perfezionati qual differenza cade tra questi e la prima testuggine di Mercurio o la siringa di Pane? Che diremo noi dell'arte del tessere, i cui principì furono intrecciare una stuoia? ed ora in particolare i vostri Fiamminghi intessono istorie, delle quali più vaghe e belle non ne conducono i pennelli, senza mille e mille sorte di drappi contesti di seta e d'oro, opere de i nostri Fiorentini?


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Le opere di Galileo Galilei
Volume XVI. Carteggio 1634-1636
di Galileo Galilei
Barbera Firenze
1964-1965 pagine 744

   





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