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      Per sollevarmi dunque da quelle noiose fantasie, esposi un giorno, come ero solito di fare spesso, il matone tinto al sole, per prendermi ancora gusto di quella esperienza ed applicare intanto il mio pensiero a quello strano effetto della natura: e cosė di una cosa in un'altra trapassando, considerai che havendo esposto al sole quel matone a fin che me lo riscaldasse conforme al solito, subito la virtų solare senza dimora si era applicata a farmi il favore con tutta la sua forza, mandando da ciaschedun punto del disco del sole in ciaschedun punto del matone i raggi suoi luminosi; e notai che il tutto operava come se non havesse da fare nessuna altra cosa nel mondo, e vedevo ed intendevo molto bene che gli altri innumerabili immensi e maravigliosi negozii del sole e della sua virtų non erano di nessuno impedimento alla illuminazione e riscaldamento del matone, a segno tale che nč per essere occupato il sole in riscaldare ed illuminare tanti altri corpi nell'universo, nč per havere da vestire le campagne di herbe e piante, nč per coprire i monti di folti boschi e selve, nč per far nascere tante sorti di animali e in mare e in terra e in aria, non per questo veniva punto impedita quella veramente segnalata operazione che il sole faceva in grazia mia intorno a quel matone: e andai tanto avanti in questa fantasia, che quasi precipitai, non avvedendomi, in volere scusare l'empietā di quelli antichi che havevano adorata la grandezza della potenza ed il maestoso modo di operare del sole.


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Le opere di Galileo Galilei
Volume XVII. Carteggio 1637-1638
di Galileo Galilei
Barbera Firenze
1964-1965 pagine 584