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      E perchè della proposta materia V. S. nel suo Nuntio Sidereo trattò latinamente, et io nell'istesso idioma scrissi nel mio Liteosforo, se bene si è compiacciuta in questa lettera discorrere in favella fiorentina, non mi partirò io dal primo linguaggio, sendo a me più facile per esplicare li miei concetti di cose scientifiche.
      Mi duole che V. S. vieti lo stamparsi questo così vago et ingegnoso suo componimento, quasi che invideat litterariae reipublicae questo bene; se bene mi consola che l'essere stato già publicato per tutta l'Italia, et anche inviato, sì come intendo da molti, oltra i monti, questo suo componimento si deve tenere come divvolgato con le stampe. Ma non posso non dolermi che, dopo al Ser.mo Principe Leopoldo, V. S. o qualche amico suo l'habbia communicato a tanti letterati prima che a me, a cui principalmente apparteneva, massime che io la ho sempre fatta de' primi a chi le mie compositioni inviassi; poi che sendomi stato da più d'uno, che hanno veduto il suo manuscritto, ricercato il mio pensiero e parere, mi è convenuto risponder loro di non haver veduta la sua lettera, e con molto mio rossore cavarne replica di non faclle credenza e rimprovero di mia dissimulatione per impotenza che in me sia di proseguire più oltre la disputa. Nondimeno credendo che V. S. con giusta ragione habbia tanto tardi, dopo tanti altri, fattomi degno di questo favore, se bene la cagione mi è nascosta, mi consolo con riguardare alla verità del detto, che tarde non furono mai le gratie fatteci da huomini segnalati, che più degli altri partecipano del divino.


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Le opere di Galileo Galilei
Volume XVIII. Carteggio 1639-1642
di Galileo Galilei
Barbera Firenze
1964-1965 pagine 850

   





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