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      Molt'Ill.re et Ecc.mo Sig.r, Sig.r Col.mo
     
      Questo freddo sprovistamente capitato mi ha cacciato di villa, ove son stato tutto il tempo che ho potuto et che mi è stato permesso, non ne perdendo un'hora nè anco per scrivere alli patroni et amici. Ripigliarò hora il solito costume, et particolarmente con V. S. molt'Ill.re et Ecc.ma, che posso asseverantemente dire essermi sempre in cuore: et il freddo medesimo e la stagione mi raccorda il mio debito circa li dossi et cullatoni. La relatione de' quali è, che delli dossi ne sono di tre sorti, che qui chiamano sottofini, fini, soprafini: di una fodra dei primi dimandano ducati vinti; dei secondi, ducati vintiotto; dei terzi, ducati trentaotto. L'istessa distintione fanno dei cullatoni: dei sottofini, ducati deciotto; dei fini, vintiquattro; dei soprafini, trentaquattro. Comandi V. S. quello che desidera, che qui, benchè la servirei senza di questo, haverà credito sufficiente già delli vinti scudi, e solecito l'Arisi per la ratta passata; ma questo niente importa, che subito sarà servita, ancorchè il sudetto andasse per viole, come fanno adesso tutti che pagano pensioni, scusandosi che le rendite nulla vagliano.
      L'Ecc.mo Licetti mi regalò della sua opera De lumine(639), et De centro(640). Il primo, l'ho letto con grandissima avidità, ma non ho imparato da huomo così grande cos'alcuna, massime nel ponto ove l'aspettavo, se il lume sia corpo; et li argomenti contro quella positione mi paiono assai deboli, eccetto a chi crede che quanto dice Aristotile sia irrefragabile verità. Quello De centro, io non l'ho letto ancora: un prete galant'huomo, che l'ha letto, mi dice che posso far di meno di leggerlo con fine d'impararvi, et mi ha datta la similitudine d'un pittore che sopra la sua tavoletta havesse amassati molti colori et poi li caciasse l'un sopra l'altro sopra la tela et si credesse d'haver fatto una bella figura.


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Le opere di Galileo Galilei
Volume XVIII. Carteggio 1639-1642
di Galileo Galilei
Barbera Firenze
1964-1965 pagine 850

   





Arisi Licetti Aristotile