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      Ad alcune migliaja infine, mentre siamo in tanti milioni collo stesso obbligo, collo stesso interesse?
      Eppure va sempre così, ed i pochi e i migliori marciano eroicamente al martirio per la causa di tutti, mentre le moltitudini si affaccendano in isterili schiamazzi e dimostrazioni, o si occupano indifferenti dei loro affari. Dal 48 al 68, i Volontari fecero qualche cosa, ma il loro numero fu sempre insufficiente. Nel 60, periodo più brillante della loro carriera e dopo la splendida battaglia del Volturno, essi non giunsero ai quattordicimila, numero insufficiente per poter segnar la via del dovere ad un governo sempre ipocrita, sempre perverso e sempre nemico e disposto all'esterminio dell'elemento volontario, ove questo avesse voluto resistere all'indole dispotica e prostituta dello straniero. Ne abbiamo una prova nel famoso dispaccio del Cialdini al Buonaparte:
      Noi marciamo su Napoli con quarantamila uomini, a combattervi la rivoluzione personificata in Garibaldi
      .
      E che dovevano fare i Volontari? imberbi la maggior parte, poco organizzati, e già minati in ogni modo dal più corruttore dei Governi con agenti suoi d'ogni specie?
      A Palermo, il Governo sardo, col pretesto dell'annessione, aveva già suscitato il popolo per arrestarvi i Volontari, e d'intelligenza col Borbone, che tradiva, e del Bonaparte, che inviava i suoi vascelli nello stretto di Messina, quel miserabile Governo tentava di soffocare nella culla la stupenda impresa, che doveva finalmente costituire l'Italia, aspirazione nazionale di tanti secoli, e rendere inutili gli sforzi del despotismo davanti alla coraggiosa risoluzione d'un pugno di prodi.


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Cantoni il volontario
Romanzo storico
di Giuseppe Garibaldi
Politti editore Milano
1870 pagine 195

   





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