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      Il terribile jatagan fu in un momento sguainato, ed un colpo sulla spalla sinistra d'Elia ne innondò il corpo di caldo sangue.
      Sin allora come abbiamo accennato di sopra, una certa titubanza era mista alla disperata risoluzione dell'eroe italiano, ma il calore del sangue gettò il fiero giovane nell'orgasmo dell'eroismo, in quel momento ferita, vita, morte, erano un nulla! La mannaja rotò nelle sue mani con agilità elettrica e l'Ottomano cadde col cranio spaccato.
      Quasi nello stesso tempo entrava in giuoco il timoniere, ma appena pose la mano alle armi esso era disteso al lato del capitano.
      La terribile pugna d'uno contro nove armati meritava la luce del sole, e se quella scena di morte si eseguiva al cospetto di spettatori, o fosse stata soltanto illuminata da fiaccole o da un incendio, essa avrebbe sembrato una pugna di demoni contro il genio del bene rappresentato dal giovine Anconitano.
      La felice impresa coi due primi lo animò talmente che, con minor difficoltà ch'egli non avrebbe sperato, potè disfarsi dei sette rimanenti nemici ch'egli attaccava separatamemte, nell'angusto spazio, tra la murata e la barca, e che trovava sonnolenti e soperchiati dalle bevande spiritose.
      Chi, come me, avesse conosciuto Antonio Elia, al solo vedere quella bella, svelta e leonina figura, avrebbe esclamato! "Oh! quegli vale per una dozzina!"
      Elia non era alto di statura, non era un Ercole, un Anteo, ma le sue forme avrebbero servito di modello allo scultore per scolpire Achille o Milone di Crotona.


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Cantoni il volontario
Romanzo storico
di Giuseppe Garibaldi
Politti editore Milano
1870 pagine 195

   





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