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      tempi urgenti è la rovina dellaRepublica. -
     
      Uno degli errori commessi dal Governo Romano fu certamente d'aver concentrato in Roma tutte le forze della Republica. Certo ciò era desiderato dal Buonaparte e compagni, e rese facile il compito della loro infame campagna. Se essi non avessero avuto abbastanza di quaranta mila uomini per assaltar la capitale ne avrebbero inviato cento mila. Dopo le vittorie di Palestrina e Velletri sull'esercito borbonico, quell'esercito era intieramente demoralizzato, dir basti che i suoi soldati furon fatti uscir di notte da Velletri senza scarpe per non far rumore, e si sapea positivamente ch'essi fuggivano ognuno cercando di guadagnar la propria casa. Che occasione per impadronirsi del regno e dar la mano alla Sicilia eroicamente lottante!
      A Bocca d'Arce, ove s'inviò un distaccamento nostro, all'apparire dei bersaglieri di Manara una divisione borbonica, comandata dal generale Vial, fuggiva.
      Le deputazioni delle provincie Napoletane giungevano ad invitarci d'invadere, assicurandosi delle buone disposizioni a favor nostro in ogni parte del regno.
      La Sicilia intiera era ancora un altro non ultimo motivo che doveva spingere ad invadere il Napoletano.
      In luogo di localizzare la guerra in una città indifesa, con diciotto miglia di circuito, potevasi far la guerra nazionale nella campagna con dei mezzi immensi esistenti allora in Roma, trasportando la sede del governo in un punto forte, come Orvieto(126), per esempio, o altro, che non mancano nelle falde dell'Apennino, oppure marciando il Governo colle colonne Repubblicane, com'è successo in tante parti d'America, ed allora la perdita della Filadelfia(127) Italiana non solo sarebbe stata insignificante, ma avrebbe servito d'imbarazzo al nemico, obbligato di tenervi forte presidio.


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Cantoni il volontario
Romanzo storico
di Giuseppe Garibaldi
Politti editore Milano
1870 pagine 195

   





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