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      Siamo in mezzo ai Pascià turchi rinnegati, in mezzo ai feriti, ammalati, prigionieri, volontari sommessi e non sommessi. Non si può mai sapere la verità: ci sono certi signori consoli i quali appongono la loro firma a lettere dettate da uno o dall'altro dei Pascià. Ad Atene mi fu detto dal console americano che sapeva che non mi avrebbero permesso di sbarcare qui e che il console inglese non avrebbe fatto nessun passo per aiutarmi. Con tutto ciò non mi lasciai né impaurire né sgomentare e finora ho potuto rimanere inoffesa. Tutte le famiglie ch'io conosceva sono partite, ma il mio bravo cavallino mi riconobbe subito e si mostrò molto contento di tornare nel possesso della sua antica padrona; anche il mio povero cane con tre gambe mi ricevette con grandissima simpatia.
      Trovo l'attitudine della Grecia molto dignitosa, ma spero poco dal così detto Congresso. Il dramma che ha luogo qui da tre anni ci mostra che cosa possiamo aspettarci dall'inumano procedere dell'Occidente. Questo libro che mi deste su Creta è un orrore; fu stampato a Parigi, alle spese dell'Ambasciata turca, sotto il nome di un così detto volontario, tutto in onore dei turchi. Omer Pascià (non il celebre rinnegato, ma un altro rinnegato ungherese) ha fatto prigioniero giorni fa il vecchio Petropoulabri (che combatté nel '21) con diverse centinaia d'uomini; si sono tutti arresi in conseguenza di una lettera che il console francese scrisse togliendo loro ogni speranza. Senza l'aiuto dell'Enosis i cretesi possono sostenersi ancora due o tre mesi; ma guai se le cose vanno alle lunghe!


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Lettere a Speranza von Schwartz
di Giuseppe Garibaldi
pagine 112

   





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