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      Caprera, 4 novembre 1873.
      Speranza amatissima,
      «Questo mondo non è fatto per i buoni», così dicevo al Salto, quando il Ministro della Guerra d'allora, il Gen. Pacheco, mi annunciò da Montevideo la morte della mia prima Rosita. Ripeto oggi la stessa frase ogni volta che passo davanti alla tomba della mia seconda Rosa che era, come la prima, un angelo!
      E anche voi avete perduto la perla della vostra famiglia. Che dolore! Povero il vostro fratello! Io comprendo l'immensità dell'angoscia del suo cuore di padre. Vi prego di dirmi come state, ma sopratutto che siete abbastanza forte per sopportare la vostra così profonda afflizione.
      Un saluto cordiale da tutti.
      Sono sempre vostroG. Garibaldi.
     
     
      Caprera, 2 dicembre 1873.
      Speranza amatissima,
      sono pienamente d'accordo con voi; bisogna ritirare Anita dalla pensione perché diventi, sotto la vostra guida, una donna di casa.
      Voi fissate, come epoca dell'uscita, il mese di luglio. Ditemi quando dovrò informarne la fanciulla e la maestra. Non vorrei agire troppo precipitosamente, ma farò in ogni caso ciò che mi consiglierete.
      Salutare da parte mia Angelina, e ditele che le sono veramente grato delle cure che vi prodiga. Ditemi quando pensate di poter lasciare il letto e presso a poco quando avremo la felicità di avervi a Caprera.
      Tutti vi salutano e pensano affettuosamente a voi.
      Sono sempre vostroG. Garibaldi.
     
      Italia è a Roma e non ha figli. Francesca vi prega di essere la madrina di Clelia, cosa di cui vi sarei riconoscentissimo.
     
     
      Caprera, 16 dicembre 1873.


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Lettere a Speranza von Schwartz
di Giuseppe Garibaldi
pagine 112

   





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