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      Nel secolo di Costantino, gli abitatori di quei monti erano sudditi inciviliti ed ubbidienti; il paese era abbondantemente fornito di provvisioni, e le superbe strade, che i Romani avevano condotte sopra le Alpi, aprivano diverse comunicazioni tra la Gallia e l'Italia386. Costantino preferì quella delle Alpi Cozie, o come si dice presentemente, del monte Cenisio, e condusse le sue truppe con tal diligenza, che discese nella pianura del Piemonte avanti che la Corte di Massenzio avesse ricevuto alcun certo avviso della partenza di lui dalle rive del Reno. La città di Susa però, che giace a piè del monte Cenisio, era circondata di mura, e provveduta di una guarnigione sufficiente ad arrestare i progressi di un invasore; ma l'impazienza delle truppe di Costantino sdegnava le noiose operazioni di un assedio regolare. Il giorno stesso, in cui si presentarono avanti a Susa, applicarono il fuoco alle porte, e le scale alle mura della città; quindi salendo, in mezzo ad una pioggia di pietre e di dardi, all'assalto, colla spada in mano entrarono nella piazza, e tagliarono a pezzi la maggior parte della guarnigione. Costantino ebbe cura di far estinguere le fiamme, e di preservare dalla total distruzione gli avanzi di Susa. Alla distanza per altro di circa quaranta miglia da questo luogo lo aspettava un incontro più arduo. I Generali di Massenzio avevano adunato nello pianure di Torino un numeroso campo d'Italiani, di cui la principal forza consisteva in una specie di grave cavalleria, che i Romani, dopo la decadenza della lor disciplina, avevan preso dalle nazioni dell'Oriente.


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Storia della decadenza e rovina dell'Impero Romano
Volume Secondo
di Edoardo Gibbon
pagine 377

   





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