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      Oramai quel che č stato č stato, ma se il Le Monnier ristamperą il Parini come pare che abbia voglia, non mancherņ di rimandare il lettore alle molte notizie che Ella dą del Poeta e di coloro che hanno scritto di lui. Se le dicessi come dovei fare quel lavoro, e come a mala pena formato sulla carta mi fu quasi tolto di mano dalla fretta dello stampatore, potrebbe parerle forse che io volessi farmi merito e scusa degli incomodi che mi tartassarono in quel tempo e dell'altrui soverchia precipitazione. Ma č un fatto che io non potei nč lasciarlo stagionare, per poi tornarci su a mente quieta, nč..... ec.»
      Quanto poi allo stile, sebbene io sia molto ghiotto delle forme semplici e familiari, pur mi sembra che in quello scritto il Giusti ne facesse un po' abuso; difetto che egli stesso riprova con queste belle parole che estraggo da una lettera a Luigi Biagi,72 il quale gli chiedeva un parere sopra un suo componimento.
      . . . . «Sai che cosa potrei dirti a quattr'occhi? Che tu nello scrivere spingi un po' tropp'oltre la naturalezza. Da che pulpiti eh? Eppure v'č un limite, e se l'ho passato anch'io, sia dato sulle mani anche a me.»
      Ho trovato tra le sue carte alcuni Ricordi sopra Ugo Foscolo gettati lą alla rinfusa, ma che a mio credere riuscirebbero di non lieve aiuto a chi volesse scriverne la Vita. Sembra che al Giusti non piacesse quella che ne ha scritta il Pecchio e si proponesse di trattare tale argomento, appunto perchč il Pecchio non lo aveva trattato bene. Č un libro che manca alla nostra letteratura, un debito che ci resta da pagare alla memoria di quel grande.


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Epistolario
Volume Primo
di Giuseppe Giusti
Le Monnier Editore Firenze
1863 pagine 416

   





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