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      E la sua industria nel far risaltare questi frizzi, era non di rado più pregevole dei frizzi medesimi; come diverrebbe di una gemma legata da Benvenuto Cellini. Egli poi sapeva di non esser dotto, nè per divenirlo gli piaceva spendere il tempo in lunghi studi che non eran di suo genio; ma suppliva alla dottrina di cui era sprovvisto, consultando coloro che veramente la possedevano. Come il bambino poppa il latte dal seno materno e se ne nutrisce, così egli traeva le idee dalla mente degli amici, e se le assimilava; ma lo faceva con tanto garbo e tanta destrezza, che non pareva suo fatto. Una sera d'estate passeggiando su e giù per qualche ora sulla Piazza di Pescia in compagnia dell'avvocato Leopoldo Galeotti e d'altri amici suoi, fece cadere il discorso sopra le opere del Romagnosi che appena conosceva, e sul quale nonostante aveva in animo di scrivere un sonetto. Il Galeotti svolse i concetti profondi di quel gran pubblicista, e la mattina dopo il sonetto era in ordine.92
      E come sapea non di rado nascondere la mancanza di certe cognizioni, così celava talvolta le cognizioni che possedeva. Fra le altre, diceva di non aver studiato il greco; non è vero: egli stesso m'ha dovuto confessare che lo conosceva tanto da intendere i classici, non però da potersi dire Ellenista; ma sapeva che una mezza scienza vuol esser celata, e che si fa figura qualche volta, tanto colle qualità che possediamo, quanto con quelle che ci mancano.
      Ora dirò di qualche suo difetto, quantunque costi più a me il parlarne, di quello che forse sarebbe costato a lui l'esserne rimproverato; ma se io ne tacessi, toglierei fede a quello che ho detto dei molti suoi pregi.


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Epistolario
Volume Primo
di Giuseppe Giusti
Le Monnier Editore Firenze
1863 pagine 416

   





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