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      Egli, prima di tutto, era assai facile all'ira, e qualche volta trascorreva ad atti, direi quasi, inurbani. Vero è, che poi chiedeva scusa e in un modo spesso ingegnoso. Un giorno, per esempio, avevamo molto quistionato sulla politica (maledetta politica!), ed egli si era lasciato andare un po' più di me. Poche ore dopo venne ad offrirmi con garbo amorevole la brutta copia dell'Amor Pacifico, ed ebbi la durezza di ricusarla. Allora sentendosi alla sua volta divenuto mio creditore, in mia presenza l'offri al Giacomelli, che l'accettò senza farsi tanto pregare. Osservo inoltre, che la irritabilità era naturale in un uomo, il quale scriveva bene perchè sentiva molto; in un uomo colpito dal più gran dolore che possa esservi, un amor tradito; in un uomo, il quale era «da tant'anni malato d'intestini e di versi.»93
      Fu anche accusato d'avarizia. Io devo per amore di verità dichiarare che mi fece dono di alcune sue composizioni, le quali furono pubblicate a pro d'un Istituto di Beneficenza; che rifiutò94 una somma di danaro offertagli dall'editore luganese in compenso della ruberia da lui fatta col pubblicare i suoi versi; i quali versi, avrebbe certamente potuto vendere con lucro ad altri editori.95
      Mi sono studiato fin qui di mostrare schiettamente qual fosse il nostro Poeta, scoprendo con franchezza i difetti che sono inseparabili dall'umana natura. E come, il pittore che ritrae uno che più non vive, domanda il parere a tutti quelli che l'ebbero familiare, correggendo il suo lavoro secondo i loro suggerimenti, così ho fatto vedere questo scritto a quelli che furono amici del Giusti, non badando a fatica, andando a bella posta nei luoghi ove egli fece lunga dimora, stringendo amicizia coi suoi parenti ed amici, e nei casi dubbi, l'ho guardato cogli occhi della mente, ed ho scritto poi quel ch'ei m'andava dentro dettando.


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Epistolario
Volume Primo
di Giuseppe Giusti
Le Monnier Editore Firenze
1863 pagine 416

   





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