Pagina (150/416)

   

pagina


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

      Perchè dunque, mio caro, affettare un'infelicità che non potete sentire? perchè offuscare con colori mesti le immagini delicate e soavissime che vi s'affacciano alla mente? Assai è invalsa fra noi questa mania di dolore. Gli echi d'Italia (direbbe un francese) dalle Alpi a Lilibeo non ripetono che lunghe e noiosissime Geremiate. L'assuefarsi a credersi infelice, induce ad accusare d'ingiustizia l'ordine delle cose, ci fa credere d'esser soli sulla terra, e termina col precipitarci in quell'apatia che, degradando l'uomo gli avvelena le più dolci affezioni, le più nobili facoltà; ne fa uno scettico in fine. Tutto ha un compenso, e voi ne avete il migliore nell'amore degli studi liberali. In esso voi troverete un fonte inesausto di consolazione, ogniqualvolta o l'amore o qualsivoglia altra passione vi conturberà lo spirito. Ogni parola, ogni sentenza non assaporata per l'avanti che mediante le regole dell'arte, vi si animerà all'occhio della mente, vi suonerà ineffabile nel cuore, e vi parrà che ripeta la segreta istoria della vostra vita. Allora contrarrete quella dolce malinconia che non si può fingere; allora i vostri versi diranno ec. Perchè io non vi esorto a fuggire gli affetti, ma a nutrirli umanamente. — Urlino le bestie, a noi basta il condolerci.
      Nè crediate che questa temperanza sia indizio di poco sentire. Chi più fiero nelle passioni dell'Alighieri? Ma leggetene le rime; esaminate nelle cantiche tutto quello che parla d'amore, e ci vedrete intensità ma pacatezza.
      Si accusa il Petrarca di avere stemperato o almeno esagerato la passione.


Pagina_Precedente  Pagina_Successiva  Indice  Copertina 

   

Epistolario
Volume Primo
di Giuseppe Giusti
Le Monnier Editore Firenze
1863 pagine 416

   





Italia Alpi Lilibeo Geremiate Alighieri Petrarca