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      Che razza d'accozzi! Ferruccio e Bourmont, proprio come i polli di mercato, uno buono e uno cattivo. Nonostante queste magagne, quei montagnoli girino pure e si tuffino tra noi, non raggiungeranno mai a mille miglia la politezza pianigiana.
      Da Calamecca salimmo a un luogo detto la Macchia dell'Antonini, e ti dirò perchè. Dalla Macchia dell'Antonini imboccammo nella nuova strada tracciata di poco da Pescia a Mammiano, e dopo tre ore di cammino arrivammo sulla cima alle cartiere del Cini, che volevamo vedere prima di salire a San Marcello. Saprai che i Cini sono stati i primi a introdurre in Italia la macchina che fabbrica la carta continua a guisa d'una tela; ma non avendola veduta, uno non se ne può formare un'idea. Noi arrivammo stracchi e affamati, e a farla apposta in quel momento la macchina non andava; ma il ministro della cartiera che è un buon modanese ci usò la cortesia di farla allestire, sebbene noi, aggiunta alla stanchezza e all'appetito anco la noja dell'aspettare, volessimo andar via a tutti i patti. Ed ecco, puliti i cilindri e ammannito il tutto, la macchina comincia a muoversi: vedere quello spettacolo, e cessare la stanchezza fu tutt'una. Immagina due grandi stanze unite da più archi a rottura, l'una di solajo più alta che l'altra: nella superiore, vedi cinque grandi pile di pietra nelle quali i cilindri triturano continuamente il cencio, e non ce ne vogliono di meno, perchè la macchina va con tanta rapidità, che una pila o due non basterebbero ad alimentarla.


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Epistolario
Volume Primo
di Giuseppe Giusti
Le Monnier Editore Firenze
1863 pagine 416

   





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